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Comitato Locale della ValNestore - Umbria




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La Croce Rossa nel web L'Attestato di benemerenza
Come è nato e chi ha voluto darcelo



Da un articolo del giornale locale di Panicale "La Piazza"


Nocera Umbra è sempre stata chiamata la città delle acque, grazie alle sue tante sorgenti d'acque purissime.
Dal 26 settembre scorso, dopo le violente scosse di terremoto che tutti sappiamo, Nocera è diventata anche la città del volontariato.
Andandoci si rimane subito colpiti nel vedere quante associazioni di vari corpi hanno invaso questa che una volta era una tranquilla cittadina umbra. Qualcuno ha parlato giustamente, al proposito, di "colori".
Sì perché le varie associazioni indossano le loro regolamentari divise operative, che sono di colori diversi secondo il gruppo di appartenenza.
E così si possono vedere quelle nere dei Carabinieri, quelle verde scuro dei Vigili del Fuoco, quelle verde chiaro dei Finanzieri, quelle marroni dell'Esercito, quelle maculate dei Paracadutisti, quelle grigie della Protezione Civile, quelle arancioni delle Misericordie, quelle rosse dei Pionieri, quelle celesti delle infermiere volontarie, quelle blu della Croce Rossa.
E poi i loro mezzi di lavoro, tanti e di varie forme.
Insomma Nocera in questi tempi è una cittadina "invasa". Purtroppo le tante scosse del terremoto più anomalo che questa terra umbra abbia mai visto l'hanno messa in ginocchio: il centro storico è chiuso e nessuno ci abita più; molte attività hanno dovuto chiudere nell'attesa del ritorno ad una vita normale; moltissima gente vive nei containers o in roulotte o, peggio, ancora nelle tende blu ministeriali (che furono le prime ad essere montate) in attesa che arrivino containers per tutti.
Il Comune è stato trasferito in una enorme tenda bianca a cupola su uno spiazzo creato appositamente (avendo dovuto abbandonare i suoi uffici semicrollati); alcune sorgenti di acque si sono improvvisamente inaridite; le scuole sono state chiuse per tanti giorni; sono crollate alcune strade di comunicazione con le frazioni vicine; l'inverno incalza e lassù fa già freddo.
Insomma Nocera non sta vivendo certo quella vita naturale che noi stiamo vivendo nelle nostre cittadine.
E questo succede, in quelle zone, dappertutto.
Sono nomi che conosciamo benissimo: Colfiorito, Bagnara, Cesi, Isola, Casebasse, Sorifa, Nocera Scalo, Colle Croce, Gaifana, Leprata, Stravignano, Schiagni... troppi nomi... troppa gente che ha sofferto e che soffre ancora.
Non si riesce mai, nella vita, a descrivere con le parole quello che si è visto con i propri occhi.
Le sensazioni sono difficili da descrivere, hanno troppo a che fare con l'intimo di ognuno di noi.
A Tavernelle, come molti abitanti della nostra ValNestore sanno, c'è una Delegazione (oggi Comitato Locale n.d.r.) della Croce Rossa Italiana.
Una sessantina di Volontari che offrono alla comunità le loro minime 200 ore annuali, strappandole alla loro vita quotidiana, anche nei giorni che tanto si vorrebbe essere liberi da impegni, come dalla più umile domenica al tanto festeggiato Natale con i familiari.
In questi mesi una trentina di persone stanno seguendo le lezioni del corso (il quarto da quando è nata la Delegazione) che li porterà ad ad essere "forze nuove" che si aggiungeranno a quelle già esistenti.
I compiti normali di questi Volontari si conoscono: hanno un'autoambulanza e devono essere pronti a partire in pochi minuti non appena in sede arriva una chiamata d'emergenza; quando arrivano sul posto devono con la massima professionalità soccorrere e nel più breve tempo possibile, se necessario, portare al più vicino o attrezzato ospedale la persona soccorsa; devono aiutare quest'ultima anche psicologicamente se sotto eventuale choc; non devono mai dimenticare che sono mossi da spirito umanitario.
Tutte cose facili a dirsi, ma bisogna provarle per capire veramente quanto impegno richiedano e quanta soddisfazione possa dare l'aver aiutato gli altri.
Ma, oltre a questi impegni cosiddetti "normali", la gente della Croce Rossa fa anche parte, attraverso un suo collegamento con il Ministero degli Interni, della Protezione Civile.
Molti di noi fanno i cosiddetti "Campi" annuali dove imparano a montare le famose tende (sono di vari tipi e funzionalità) e imparano tutto ciò che deve essere fatto in caso di calamità naturali.
Non facile ed anche molto gravoso.
Ma quando, come nel caso di questo nostro terremoto, ce n'è bisogno, questa gente mette subito a disposizione la sua ormai acquisita professionalità. Ed è tanta.
E così a Nocera moltissimi Volontari della Delegazione Cri della ValNestore, sotto la supervisione del Comitato Provinciale di Perugia, ci sono andati e ci hanno lavorato anche a lungo. Ed ancora lo fanno.
La Delegazione, visto il desiderio di questi Volontari di essere lì, sul posto delle operazioni, è stata costretta a serrare ancora più i ranghi, dovendo e volendo in ogni caso rispettare il suo impegno di presenza nella nostra vallata.
Lavoro doppio, ma anche doppia soddisfazione.
A Nocera, al Campo (per noi) di quello che una volta era il Palazzetto dello Sport, quelli della ValNestore sono conosciuti da tutta la popolazione e molto benvoluti insieme a tutti i Volontari della Regione e d'Italia.
Dalla cucina che ha sfornato nei primi giorni anche 2500 pasti quotidiani (oggi "solo" 700), alla distribuzione del vestiario a chi non aveva nemmeno più di che vestirsi, al montaggio d'alcune centinaia di tende, al conforto agli anziani ricoverati all'interno del Palazzetto perché la casa di riposo e l'ospedale dove erano ricoverati erano crollati parzialmente, al servizio in autoambulanza.
E fin dal primissimo giorno, quel brutto 26 settembre del 1997.
Qualcuno di noi già nel pomeriggio era ad Assisi ad aiutare ad estrarre la quarta vittima, o a Foligno in servizio d'autoambulanza per tutta la notte.
Com'è difficile scrivere quest'articolo. Troppo facile sembra il cadere nel tipico articolo di "routine", con quelle emozioni che toccano subito e facilmente il nostro animo. Ma quelli di noi che sono andati a Nocera o nelle altre zone del terremoto sanno bene di cosa parliamo.
Abbiamo visto frazioni completamente distrutte e gente che ancora non riusciva a realizzare cosa le fosse successo; abbiamo sentito tante di quelle scosse da non sapere più quante; abbiamo visto vetri doppi del famoso Palazzetto caderci sotto gli occhi (senza vittime, per fortuna) a causa di una scossa più forte delle altre; siamo andati negli accampamenti a portare viveri e sulla strada del ritorno ci siamo ritrovati senza più la strada, crollata nel frattempo; abbiamo soccorso persone che ci sono morte sotto gli occhi; abbiamo visto crepe nel terreno che buttandoci un sasso non sentivamo il tonfo; abbiamo lavorato sotto piogge torrenziali e venti così forti che ci dovevamo aggrappare alle tende perché non volassero via; abbiamo visto il sindaco che nei primi giorni, disperato, riceveva i suoi concittadini in un affollato container senza alcuna privacy; ma soprattutto abbiamo visto la dignità di quella gente, la loro voglia di riprendersi, e ancora di più ci siamo impegnati ad aiutarla.
Adesso si parla di ricostruzione, adesso il momento più grave dell'emergenza sta finendo e anche con la nostra collaborazione quella gente tornerà alla sua vita normale.
Ci vorrà tanto tempo, non sarà una passeggiata.
E molti dei nostri Volontari torneranno su ancora a lavorare e a portare il loro aiuto.
Ci conoscono lassù, a qualcuno di noi hanno affibbiato persino un soprannome; ci siamo fatti voler bene con la nostra disponibilità e semplicità.
Da parte nostra non dimenticheremo mai i sorrisi "ruffiani" dei bambini cui regalavamo le caramelle o le pacche sulle spalle che ci davano gli adulti quando avevamo finito di montare una tenda, magari alla luce di un trattore e su un campo scosceso.
Noi non possiamo, noi non vogliamo dimenticare che tutto questo succedeva così vicino a noi, ai nostri cari, alle nostre case.
Abbiamo tratto, se possibile, ancora più esperienza nel nostro lavoro: sappiamo come si fa davvero.
E non è poco.
L'esperienza è una cosa che si porta dovunque.


Tavernelle 1° Dicembre 1997
maurizio *Gheddafi* prattico
(* = soprannome affibbiatogli affettuosamente dalla popolazione di Nocera... e ci tiene!)




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