Borgo Mezzanone, sabato 28 agosto 1999
Sono qui a godermi quei 20 minuti di riposo che la Capo Campo ci ha quasi imposto poco fa; sono all'ombra, per fortuna.
Avremmo avuto un agosto caldo, avevano preannunciato i metereologi, ma mi chiedo se sapevano che sarebbe stato così caldo.
Forse qui nelle Puglie è sempre così, ma io sono abituato alla mia Umbria dove c'è sempre un refolo di vento.
Un tavolino, un bel bicchiere di the freddo e il mio diario per scrivere due righe.
Sono fortunato. Sono giorni che non avevo il tempo di farlo. Adesso ce l'ho e ne approfitto.
Tempo di tirare un pò di somme.
Certamente è stata per me una bellissima esperienza sotto qualsiasi profilo, sia umano che professionale.
E pensare che sono partito in uno stato interiore di grande dubbio ed incertezza perchè le domande che mi turbavano erano tante: non essendo io un esperto di situazioni di tale emergenza (sì avevo dato una mano al terremoto in Umbria, a Nocera, ma solo come magazziniere) sarei stato all'altezza della situazione? quale comportamento avrei dovuto avere con questi profughi? che tipo di Volontari avrei trovato?.
E poi c'erano le domande martellanti: che vado a fare in quei luoghi così lontani da casa dove non conosco nessuno, lasciando soli i miei genitori, le mie abitudini, i miei amici? chi me lo fa fare a dedicare le mie ferie ("Maurizio - diceva la vocina - poi torni al lavoro!") a questa causa quando potrei tranquillamente andarmene al mare o in montagna?
Adesso che sono qui mi dico che la risposta l'ho trovata riflettendo sui sette principi fondamentali della Croce Rossa... quelli che l'ispettore C. continuava a ripetere ogni momento quando veniva a fare visita alla nostra Delegazione (oggi Comitato Locale n.d.r.).
C'è una frase per me mitica che dice: "In questa società del duemila non occorrono dottori o laureati, ma testimoni"; ecco perché sono venuto e non me ne pento.
Con semplicità, umiltà e molta disponibilità sono venuto in questo Campo Profughi e oggi, quasi alla fine di questa esperienza, posso dire che è stata una prova di vita irripetibile.
Sono fiero di indossare la mia Divisa Operativa; credo molto in quella Croce Rossa su fondo bianco e in questi giorni la indosso sempre, come vuole il Regolamento; anche qui in questo Campo noi siamo al di sopra delle parti e vogliamo soltanto aiutare chi ne ha bisogno.
Ma siamo esseri umani anche noi e non volevo che mi sentissero "diverso" e credo di avercela fatta: questa gente vede in me un uomo della Croce Rossa che si chiama Maurizio.
Caro diario non ti dico che fatica farsi capire quando si ha a che fare con una lingua così diversa dalla tua!
Bisogna inventarsi la comunicazione dei gesti da entrambe le parti.
E quali momenti migliori per cimentarsi con quest'arte se non nelle colazioni del mattino, nei pranzi e nelle cene?
Un saluto, un sorriso, una dolce carezza ad un bambino (che caro che è Kemajl !), una pera o mela in più... tutte cose che in breve tempo mi hanno permesso di essere per loro un amico.
Lo sai che sono alto due metri e sapessi come mi viene da ridere quando vado in giro e mi sento chiamare "SuperMan" da questa cara gente; per i bambini, poi, sono un parco giochi e mi si arrampicano addosso con affetto. Mi sono cari.
Ho la mia borsa (sì, quella blu della Croce Rossa con lo stemma sui lati) piena di ricordi che loro mi hanno voluto dare.
Fino ad oggi non sapevo che quando ti vogliono dimostrare amicizia scrivono su dei fogli cose carine per te nella loro lingua e poi "firmano" disegnando anche la loro stessa mano seguendo con la penna i contorni delle dita con tanto di unghie ed eventuali anelli.
Adesso lo so.
Chissà dove andranno e che vita avranno questi mille profughi che sono qui; io fra pochi giorni torno a casa, loro no.
Fa un caldo boia in questi giorni, d'altronde è agosto.
Siamo 10 Volontari e di lavoro ne abbiamo certamente tanto da fare nella giornata.
Quante Regioni d'Italia che ci sono fra noi qui: piemontesi, laziali, friulani e trentini... all'Umbria ci penso io; poi ci sono quelli della Croce Rossa della Regione Puglia e loro sono tanti che si avvicendano continuamente.
Per loro l'emergenza è cosa lunga.
Lavoriamo bene insieme e facciamo davvero una bella squadra; siamo affiatati; c'è rispetto fra noi e la sera siamo contenti di stare insieme a commentare i fatti del giorno appena finito.
Abbiamo trovato una situazione normale e ben gestibile (evidentemente chi ci aveva preceduti aveva fatto un buon lavoro); sono bastati due giorni per capire i meccanismi ed entrare a pieno ritmo nella struttura.
Si lavora meglio quando si usa la logica.
C'è solo l'imbarazzo della scelta: pulizia interna ed esterna delle roulottes, sistemazione del magazzino con registro di entrata e uscita del materiale, distribuzione pasti, preparazione kits (asciugamani, shampoo, sapone da barba, lamette, dentifricio con spazzolino ed altro ancora) in previsione di nuovi arrivi, sistemazione dei profughi nelle singole roulottes, distribuzione vestiario, trasporto infermi, giochi di animazione per i bambini.
Bella cosa il Volontariato! E' un servizio alla vita (vuoi vedere che ho creato un motto?).
Una realtà, il Volontariato, che trovi dovunque e che non ha prezzo. Si dà e si riceve continuamente.
Mi fa proprio piacere farne parte.
Mi ha aiutato ad aprirmi agli altri, di conoscere altre persone, culture diverse e lingue diverse; mi ha aiutato ad essere amico di questa gente privata dalla guerra di tutte le sue cose più care.
E pensare che solo pochi giorni fa pensavo alle mie "ferie" come se fossero state un bene di particolare pregio.
Sono stato bene qui e non avrei potuto spendere meglio le "mie" ferie.
Maurizio Baldini detto "SuperMan"