Ogni anno, il 27 gennaio, si commemora l'anniversario della liberazione dei pochi ebrei superstiti dai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau.
Abbiamo scelto per voi dei brani di letteratura contro le guerre.
Riflettiamo insieme.
da
Niente e così sia
di Oriana Fallaci
E' una pallottolina dell'M16.
Una, una sola basta ad uccidere un uomo: senza bisogno di sparare a raffica.

Perché lei viaggia ad una velocità molto vicina alla velocità del suono e mentre viaggia è sempre al limite dell'equilibrio e quando arriva non si ferma dentro la carne come una brava pallottola, no, e neanche attraverso un braccio o una gamba, no, lei si gira e si ritorce e strappa e taglia e ti vuota in pochi minuti di tutto il tuo sangue...
E' fatta proprio bene.
Chi l'avrà inventata?
L'ha inventata un uomo.
E un giorno quest'uomo si è messo lì con la sua pazienza, la sua scienza, la sua fantasia, la sua tecnologia e ha calcolato forma e peso, polvere, velocità, traiettoria, momento d'impatto.
E dopo tali calcoli ha fatto un disegno, ha scritto un progetto e ha offerto il progetto ad un industriale.
E l'industriale lo ha esaminato con interesse e ha chiamato i suoi tecnici e gli ha detto di realizzare la pallottolina...
Per prova...
Pasquale
A me piace il gioco della guerra
perché anche se mi sparano
non muoio mai per davvero, solo per finta.

E poi perché resusciti sempre
o diventi un altro soldato.
Mi piace quando mi nascondo
e sparo senza farmi vedere
e posso sparare e uccidere quando voglio
perché anche i miei nemici non muoiono mai,
ma solo per finta.
Invece la guerra dei grandi è brutta,
perché muori per davvero.
La nostra è tutta fantasia e gioco.
I grandi invece non sanno più giocare.
da
Ritorno ad Auschwitz
di Elie Wiesel, Premio Nobel per la Pace 1986
Il silenzio.
Il silenzio di Birkenau.
Il silenzio di Birkenau non assomiglia a nessun altro silenzio: ha in sé le grida di disperazione, le preghiere strangolate di migliaia e migliaia di comunità che il nemico condannò ad essere ingoiate dall'oscurità di una notte infinita, una notte senza nome.

Il tacere degli uomini congelato nel cuore della disumanità.
Silenzio eterno sotto un cielo azzurro.
Silenzio di morte nel cuore della morte...
Nel regno delle ombre che è Auschwitz nessuno cammina lentamente: la morte si getta contro la sua preda.
Non ha tempo, la morte: dev'essere contemporaneamente dappertutto.
La vita, la morte: tutto si unisce in una folle velocità. Il futuro si limita qui all'attimo che precede la selezione; qui bisogna correre dietro al presente, perché non scompaia del tutto.
Si corre a lavarsi, si corre mentre ci si veste, si corre alla distribuzione del pane, della margarina, della zuppa.
Si corre all'appello, si corre al lavoro, si corre da un blocco all'altro, alla ricerca di uno sguardo famigliare.
Alla ricerca di una parola di consolazione.
L'abbaiare dei cani... le grida dei carnefici, il rumore dei randelli di gomma che si abbattono sulla nuca dei prigionieri.
Il dolore rende muti gli uomini affamati e deboli, la loro umiliazione pesante come una maledizione.
Lettera scritta in yiddish da un ragazzo di 14 anni nel campo di concentramento di Pustkow (Galizia)
si chiamava Cahim
Miei cari genitori,
se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me.

Il campo si trova in una radura.
Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta.
I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe... tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via anche i nostri mantelli).
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo è pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato.
Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola ed è una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia.
L'altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato... io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui.
Dico addio a tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei fratelli, e piango...
Il sangue
di Ndjock Ngana (Camerun, 1952)
Chi può versare
sangue nero
sangue giallo
sangue bianco
mezzo sangue?
Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.
Nessuno ha mai visto
sangue ebreo
sangue cristiano
sangue mussulmano
sangue buddista.
Il sangue non è ricco, povero o benestante.
Il sangue è rosso.
Disumano è chi lo versa,
non chi lo porta.
Promemoria
di Gianni Rodari (Italia, 1920-1980)
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio la guerra.
L'addormentato della valle (ottobre 1870)
di Arthur Rimbaud (Francia, 1854-1891)
E' una gola di verzura dove un fiume canta impigliando follemente alle erbe stracci d'argento;
dove il sole, dalla fiera montagna, risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi.

Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro, dorme:
è disteso nell'erba, sotto la nuvola, pallido nel suo verde letto dove piove la luce.
I piedi tra i gladioli, dorme.
Sorridente come sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno.
O Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.
I profumi non fanno più fremere la sua narice;
dorme nel sole, la mano sul suo petto tranquillo.
Ha due rosse ferite sul fianco destro.
dalle
Elegie
di Albio Tibullo (poeta romano, II sec. A.C.)
Chi fu colui che per primo
trovò le orribili spade?

Che feroce e che uomo!
Veramente di ferro!
Nacquero allora per gli uomini
le stragi, allora le guerre
e si aperse, alla morte crudele, via più breve.
brani raccolti da: